Acquaranta

Studio di Assunta Cassa — Metropolitan in lavorazione

Ho iniziato a dipingere a quarant’anni. Sembra tardi, lo so. In realtà era già tutto in movimento — da molto prima, sotto la superficie, senza forma e senza spazio. Come l’acqua.

A quarant’anni non si comincia davvero. Si arriva.

Acquaranta non è una parola del vocabolario italiano, né di nessun’altra lingua, e mi piacerebbe dire che l’ho inventata io. Invece no, l’ho presa da una raccolta di poesie di un mio amico, Emidio Albanesi. Questa parola mi è venuta in mente mentre scrivevo questo articolo, mi suonava bene in italiano. Poi sono andata a vedere se “ranta” — dopo Acqua — avesse un qualche significato in qualche lingua del mondo. In finlandese significa riva, sponda — la parte di terra che tocca l’acqua. Acquaranta, quindi: l’acqua che trova la sua riva. A quarant’anni. Per me ha un significato preciso: il momento in cui smetti di scorrere senza forma e tocchi terra, quando smetti di trattenere e lasci che quello che sei prenda spazio. E poi ti rendi conto che quello che sei era iniziato molto tempo prima.

Disegnavo da bambina, e fantasticavo su disegni, immagini, dipinti. Poi, una professoressa delle medie disse alla nostra classe — solo ragazze, e sì, si usava così — che nessuna di noi aveva talento artistico. Ho smesso. Come si faceva, ai miei tempi, a quell’età quando un’adulta aveva parlato. Mah!

Nonostante fossi timida e insicura e le parole dell’insegnante mi bloccarono, trovavo comunque una scusa per continuare a disegnare. Mentre studiavo pianoforte, incoraggiata da mamma e maestra — anche se il mio orecchio raccontava un’altra storia — mentre scegliendo ragioneria evitavo il destino da segretaria d’azienda che

Assunta Cassa da bambina — quella a cui dissero che non aveva talento

mio padre aveva in mente per la figlia femmina, mentre facevo i disegni per mio fratello e mia cugina che frequentavano lo scientifico — intanto disegnavo ancora. Per gli altri, quasi di nascosto.

E poi è arrivata la vita, abbastanza lontano da casa e tuttavia coerente con il prima: una laurea in economia e commercio, il lavoro “necessario” passando di azienda in azienda, una prova di politica attiva. Anni dentro strutture che chiedevano efficienza, utilità, coerenza. In cui tutto doveva servire a qualcosa. Il disegno, evidentemente, no. Eppure mio padre era bravissimo in disegno.

L'artista Assunta Cassa durante i suoi primi passi nella pittura, mentre dipinge ad un corso di pittura della Fanny Farm

Fino a quarant’anni, quando su una vetrina ho letto di un corso di pittura ad olio. Due maestri della mia città. Ci sono entrata. E qualcosa, lì dentro, mi riconosceva.

Colori, pennelli, l’odore dell’olio di lino, della trementina. Sono diventati il mio balsamo. E qualcosa ha cominciato a venire fuori — passione, energia, una presenza che non sapevo di avere. Chi mi conosceva ha iniziato a chiedersi chi fossi davvero. Bella domanda — ma questa la riserviamo per un altro blog.

Iniziare a quarant’anni significa portare tutto. Sul serio, tutto. È come quando ti sposi a trentasette anni — fatto anche quello.

Ti porti dietro tutto il prima, il risolto e l’irrisolto, ciò che hai fatto e quello che hai avuto paura di fare, chi sei e chi vorresti essere. Magnifico e terribile.

Dettaglio di spatola e colori a olio su tavolozza — il gesto pittorico

Ti porti dietro una famiglia grande e patriarcale, con i suoi numerosi zii e cugini, l’affetto e le gelosie, i divieti e i dinieghi. Una madre sarta, bravissima, capace di tenere insieme un lavoro in casa e una famiglia intera senza che nessuno capisse bene come facesse. Un padre serio e severo, di altri tempi, assente e temuto — ma anche, a tratti, sorprendentemente divertente — che faceva il commerciante all’ingrosso e in tutta la sua vita aveva fatto due ritratti perfetti: il mio da bambina e quello di suo padre morente.

Ti porti dietro gli studi di ragioneria e di economia, i tanti lavori che si succedevano e a volte, inaspettatamente, ti appassionavano. La ricerca — a volte urgente, a volte silenziosa — della libertà e dell’amore.

Through the Flow — opera di Assunta Cassa, serie Metropolitan

È tutto lì. Frammento dopo frammento.

L’acqua arriva. Prima o poi. A volte acquaranta.

P.S. Io ho impiegato quarant’anni. Grandma Moses settantasei. Alla fine acquaranta non è poi così tardi.

→ Il mio statement: https://www.assuntacassa.it/statement

Assunta Cassa

Pittrice contemporanea

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