Genesi di un dipinto: da Genesi di Elena Testi a What Have You Done?

Dettaglio di ritratto di bambina con i colori del fuoco.

Ci sono libri che, mentre li leggiamo, cominciano a muovere qualcosa dentro di noi e continuano a farlo anche quando li abbiamo chiusi. Genesi. Soldi, crimine, impunità. Storia dell’estrema destra israeliana. di Elena Testi è stato, per me, uno di questi.

Avevo iniziato a leggerlo perché di lì a poco ne avrei moderato la presentazione alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, nell’ambito degli Incontri con l’autore “Mimmo Minuto”, organizzati dall’Associazione I Luoghi della Scrittura. Sarebbe stata anche l’occasione per conoscere Elena Testi e dialogare con lei intorno al suo libro. Volevo arrivare a quell’incontro preparata, entrare davvero nella sua ricerca, comprendere la storia che raccontava e trovare le domande capaci di aprire un confronto interessante.

Il libro Genesi di Elena Testi, con post-it e appunti, sulla scrivania di Assunta Cassa durante la preparazione della presentazione.
Genesi di Elena Testi durante la lettura e la preparazione dell’incontro dell’11 agosto 2026.

Quando un libro ti resta dentro

Eppure, pagina dopo pagina, Genesi ha cominciato a coinvolgermi ben oltre la preparazione di quella serata: ciò che leggevo arrivava a toccarmi più da vicino, suscitando pensieri, emozioni e domande che riguardavano anche me e il mio modo di guardare il mondo.

Mi sono trovata davanti a una realtà che forse intuivo, ma di cui ignoravo la profondità e la crudezza. Genesi mi ha portata dentro le storie di persone e idee estremiste, mostrandomi come convinzioni, interessi, denaro e potere possano intrecciarsi, attraversare il tempo, conquistare spazio e consenso, fino a tradursi in scelte capaci di incidere sulla vita di migliaia di persone. Ma ciò che più mi ha scossa è stato confrontarmi, ancora una volta, con la capacità dell’essere umano di infliggere sofferenza ad altri esseri umani: con il punto in cui la crudeltà può diventare accettabile, persino giustificabile, quando smettiamo di vedere pienamente l’altro come una persona e la sua vita, il suo dolore, persino la vita e il dolore di bambini innocenti, cominciano a contare meno.

Attraverso gli occhi di una bambina

Quelle pagine continuavano ad accompagnarmi anche dopo aver chiuso il libro, portando con sé domande, emozioni, immagini. In particolare, un’immagine continuava ad affiorare con forza: gli occhi dei bambini.

Primo piano degli occhi della bambina in What Have You Done? di Assunta Cassa, rivolti verso l’alto tra frammenti rossi, aranci, gialli e viola.
Dettaglio di What Have You Done?: gli occhi della bambina.

Pensavo ai bambini che vivono le conseguenze delle decisioni degli adulti, a quegli occhi che vedono guerre, violenza, distruzione, fanatismi, paura. Mi chiedevo cosa vedessero davvero, cosa potessero comprendere di ciò che accade intorno a loro e quale traccia avrebbe lasciato nelle loro vite una sofferenza generata proprio dal mondo adulto, quello stesso mondo che dovrebbe proteggerli, accompagnarli nella crescita, insegnare loro la fiducia e offrire uno spazio in cui possano giocare, imparare, amare, immaginare il proprio futuro.

E in mezzo a quei bambini ho visto la mia bimba interiore.

L’ho riconosciuta in quella parte di me che conserva la capacità di stupirsi, di indignarsi, di fare domande davanti a ciò che ferisce un altro essere umano; quella parte che continua a desiderare un mondo diverso e, proprio per questo, cerca ancora di comprenderlo.

Dalla lettura alla pittura

Ho preso un foglio di carta da acquerello e l’ho dipinta.

Il colore è arrivato con una forza che ricordo ancora: rossi caldi e freddi, aranci, gialli, viola scuri e profondi. Sulla carta i colori si sono incontrati, sovrapposti, mescolati, frammentati. Nel linguaggio di Fragments on Paper, sul volto della bambina i frammenti hanno costruito una trama che definisce gli occhi e i lineamenti; intorno a lei quella trama ha cominciato a sciogliersi, i frammenti si sono dispersi nel colore, accendendosi fino a evocare il fuoco e dissolvendosi quasi nel suo fumo.

What Have You Done? di Assunta Cassa, ritratto di una bambina con gli occhi rivolti verso l’alto, tra frammenti geometrici che si dissolvono in rossi, aranci e viola evocando fuoco e fumo.
What Have You Done?, Assunta Cassa, 2026. Mixed media su carta, 25,3 × 26 cm.

Quando l’ho finita sono rimasta a guardarla, soprattutto i suoi occhi rivolti verso l’alto. Verso cosa? Verso chi? Ed è stato proprio in quello spazio, tra il suo sguardo e il mio, che è arrivata la domanda che è diventata il titolo dell’opera: What Have You Done? Cosa avete fatto?

La domanda di una bambina rivolta al mondo degli adulti, semplice e immensa nello stesso tempo: a chi quel mondo lo ha costruito e continua, ogni giorno, a costruirlo. Poi quella stessa domanda è tornata verso di me, trasformandosi da domanda sulle responsabilità degli altri in una presa di coscienza che coinvolge anche me, che coinvolge noi tutti: What Are We Doing? Cosa stiamo facendo?

L’incontro con Elena Testi

Pochi giorni dopo, l’11 agosto, ho finalmente incontrato Elena Testi. Ho conosciuto una giornalista e una scrittrice rigorosa, appassionata del proprio lavoro, capace di raccontare una materia complessa con grande chiarezza e profondità. Abbiamo dialogato intorno a Genesi, alla storia che racconta, alle persone che la attraversano, ai meccanismi attraverso i quali certe idee riescono a crescere, trasformarsi e incidere profondamente sulla realtà.

Elena Testi e Assunta Cassa dialogano al tavolo durante la presentazione di Genesi alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto.
Elena Testi e Assunta Cassa durante la presentazione di Genesi, San Benedetto del Tronto.
Elena Testi tiene tra le mani What Have You Done?, l’opera su carta di Assunta Cassa con il volto frammentato di una bambina dai colori rossi, aranci e viola.
Elena Testi con What Have You Done?, l’opera che Assunta Cassa le ha donato al termine della serata.

Avevo portato con me l’opera e, alla fine della serata, l’ho regalata a Elena. Mi piace che questa bambina sia rimasta con lei, perché è stato il suo Genesi a incidere profondamente dentro di me, aprendo una strada che dalla lettura è arrivata alla mia pittura e si è fatta colore, frammenti, occhi.

Una strada che sento di voler continuare a esplorare, seguendo quella domanda che dalla bambina è tornata verso di me e che oggi riguarda tutti noi: What Are We Doing? Cosa stiamo facendo?

Infine, se c’è una cosa che desidero condividere, oltre a quest’opera, è l’invito a leggere Genesi. Leggetelo per conoscere, per capire, per andare oltre ciò che arriva ogni giorno attraverso una notizia o un’immagine. Io l’ho aperto per preparare un incontro e l’ho chiuso con molte più domande di quelle con cui avevo cominciato, con uno sguardo più consapevole sulla complessità di ciò che accade e un bisogno ancora più forte di continuare a capire.

Anche per provare a fare la mia parte.

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